Gioacchino da Fiore, un Grande Calabrese

Albero Gioacchino da Fiore
Il Liceo Classico di Rende è intitolato a Gioacchino da Fiore, un grande calabrese del passato millennio.

L’abate Gioacchino da Fiore “di spirito profetico dotato” (Dante: Paradiso, XII 140-141) nacque a Celico verso il 1130 e fu forse figlio di un notaio.
A Cosenza fece gli studi di grammatica e di lettere. Certo è un suo viaggio a Gerusalemme.
Di ritorno dall’Oriente, verso il 1152-53, entrò nel monastero cistercense della Sambucina presso Luzzi; poi, nel monastero di S. Maria di Corazzo, di cui fu abate. Dopo circa un anno, soprattutto nella zona di Rende, cominciò a predicare la parola di Dio con quel fervore mistico che sarà la sua caratteristica.
Fu veramente un uomo di alta spiritualità e profonda cultura; solo così si spiega la “Libertas scribendi” accordata a lui dal Papa, desideroso che la Chiesa si arricchisse di interpretazioni e di illuminazioni del Vecchio e Nuovo Testamento.
Difficoltà con il suo ordine lo persuasero a lasciare l’abbazia di Corazzo e a ritirarsi nell’eremo di Pietralata; poi, sui monti della Sila, fondò il cenobio di S.Giovanni in Fiore. Il nuovo ordine florense ebbe approvato la sua regola monastica da papa Celestino III. Morì il 30 Marzo del 1202 ed il suo corpo fu sepolto nel cenobio di S.Giovanni in Fiore.

Dalle opere (le principali: Expositio in Apocalypsim; Psalterium decem chordarum; Concordia novi et veteris Testamenti) emerge il pensiero originale di Gioacchino da Fiore che, ancora oggi, continua a suscitare, non solo in Italia, ma nel mondo, grande interesse e fervore di studi.


Gioacchino da Fiore vede la storia dell’umanità come un progressivo manifestarsi di Dio Uno e Trino. Alla prima età del Padre conclusasi e alla seconda età del Figlio, succederà, secondo l’utopia visionaria del frate, l’imminente terza età dello Spirito Santo, che diffonderà finalmente tra gli uomini concordia, serenità e libertà autentica.

La predicazione di un mondo di pace da parte dell’abate Gioacchino, esercitò un’influenza notevole sul mondo medievale e diede voce a quella ansiosa attesa di rinnovamento che animerà il movimento francescano e ritornerà con insistenza nella Divina Commedia.
Per i giovani che frequentano il Liceo il pensiero dell’abate Gioacchino è un richiamo a intendere la vita come servizio, impegno e a coltivare il confronto, la discussione e la tolleranza per rispondere alla violenza con le “armi della luce”.